Dopo le polemiche per i fans dei mafiosi, Facebook è sotto accusa per il rischio di spamming e furto di identità. Come difendersi?
Da qualche settimana sul social network più cliccato al mondo sono spuntate delle pagine che inneggiano ai boss mafiosi come Bernardo Provenzano,Totò Riina o Raffaele Cutolo, con la conseguente protesta dei familiari delle vittime e della società civile. Ma le polemiche su Facebook continuano e sono più strutturali, riguardano cioè problematiche relative all'uso distorto delle informazioni reperibili, o alla risonanza che possono avere libere espressioni personali d'opinione.
Avere un profilo sul sito che è tra i 10 più cliccati al mondo, con più di 161 milioni iscritti, e in Italia un parco-utenti superiore ai 4 milioni (con un incremento negli ultimi mesi pari al 961%!), significa far parte di una rete di contatti praticamente infinita, dove è facile sfuggire ai controlli.
Sul fronte dello spamming Facebook ha fatto ottenere una multa senza precedenti pari a 873 milioni di dollari, perché l’Altlantis Blue Capital, questo il nome della società incriminata, è riuscita ad ottenere risultati ben più efficaci rispetto alle classiche mail inviate alla cieca, entrando in possesso degli account di numerosi iscritti e sfruttando proficuamente le rispettive amicizie, in un giro di contatti grazie ai quali, è proprio il caso di dirlo, “chi trova un amico trova un tesoro”.
Ma c'è qualcuno che ha cominciato a farne le spese anche solo per l'espressione delle proprie idee, come i 13 dipendenti della compagnia aerea Virgin Atlantic, che criticando su Facebook gli standard di sicurezza della società, hanno perso il lavoro perché gettato discredito sull’azienda.
Nel frattempo le aziende ne fanno un uso per la selezione del personale. Il Garante italiano della Privacy, durante la trentesima conferenza internazionale, dedicata ai social network, ha invece ricordato “la prassi invalsa presso molti uffici del personale di ricercare i profili-utente relativi a candidati all’assunzione o singoli dipendenti”. In altre parole, aziende che cercano di completare il curriculum del lavoratore cercando informazione nei loro profili in rete. E giudicano in base a fotografie, capacità di comunicazione, giudizi espressi sugli ex datori di lavoro.
“Il problema di Facebook, come delle altre reti sociali simili”, ha spiegato a Il Salvagente Nicola Fabiano, consulente legale per le tecnologie d’informazione e comunicazione di Adiconsum, “è quello di favorire la comunicazione e la diffusione di una quantità di dati personali senza precedenti, come fotografie, interessi, abitudini, e amicizie, con l’alto rischio che queste informazioni circolino senza freno”. Bisogna sapere, ci spiega l’avvocato, che nessun sistema informatico garantisce la protezione assoluta dei propri dati personali, e il nostro profilo può essere copiato da altri iscritti, o da terzi non autorizzati, per essere utilizzati con fini diversi da quelli che avevamo previsto. “Anche per questo”, aggiunge Fabiano, “non si potrà mai avere la certezza di scomparire dalla rete neanche dopo essersi cancellati dai siti, perché possono esistere copie di dati in mano ad altri, o alle società fornitrici del servizio”.
Il rischio descritto dall’avvocato di Adiconsum è un reato vero e proprio. Si chiama “furto d’identità”, e in rete, dove nascondersi dentro un mondo virtuale rende semplice ogni travestimento, sta trovando terreno fertile.
Che Facebook non vada preso alla leggera, a questo punto, è chiaro. E per proteggersi, sottolinea il dirigente della Polizia Postale, la migliore tutela possibile è la prevenzione da parte dell’utente.
È preferibile, quindi, evitare d’inserire informazioni personali come indirizzo di casa, telefono, o abitudini di vita; installare sul pc un buon anti-virus; creare un indirizzo di posta alternativo per navigare sui social network; ed evitare di scaricare messaggi di posta con file eseguibili.
Adiconsum, da parte sua, aggiunge di prestare attenzione ai minorenni, perché nonostante l’accesso ai social network sia permesso solo ai maggiori di 13 anni, tale norma può essere facilmente aggirata con false dichiarazioni. Raccomanda di leggere attentamente, prima dell’iscrizione, le norme sulla privacy; e consiglia di non dare il consenso all’accesso da parte di utenti esterni al network (Su Fb l’opzione è su impostazioni, privacy, ricerca, e la voce, da non spuntare, è “Inseriscimi nell'elenco di ricerca pubblico e rendimi disponibile per l'indicizzazione nei motori di ricerca”).
Per chi desideri ulteriori informazioni e chiarimenti, l’associazione dei consumatori invita poi a consultare on line la guida sul furto d’identità http://www.adiconsum.it
Fonte: Il salvagente